Quando l’ansia è alta, cercare rassicurazioni sembra naturale. Chiedi a qualcuno se andrà tutto bene, cerchi online, chiedi conferme al partner, a un familiare o a un professionista. Per qualche minuto ti senti meglio. Poi il dubbio ritorna, magari in una forma leggermente diversa. A quel punto hai bisogno di una nuova rassicurazione.
Il sollievo immediato
La rassicurazione funziona perché abbassa l’ansia nel breve periodo. Ti dà una risposta, una conferma, una frase che sembra rimettere ordine. Il problema è che l’ansia non cerca solo informazioni: cerca certezza assoluta. E la certezza assoluta, nella vita, raramente è disponibile.
Il dubbio che ritorna
Dopo una rassicurazione può comparire una nuova domanda: “E se questa volta fosse diverso?”, “E se non avessi spiegato bene?”, “E se quella persona si stesse sbagliando?”. Così la mente non si placa davvero: cambia oggetto del dubbio e ricomincia a chiedere conferme.
Come la rassicurazione mantiene l’ansia
Ogni volta che usi una rassicurazione per calmarti, la mente impara che non puoi tollerare il dubbio senza un aiuto esterno. In questo modo la soglia di tolleranza all’incertezza si abbassa e il bisogno di conferme può diventare sempre più frequente.
Rassicurazioni nelle relazioni
A volte la rassicurazione riguarda il rapporto con gli altri: “Mi ami?”, “Sei arrabbiato?”, “Ho sbagliato?”, “Andrà tutto bene tra noi?”. Il partner può provare a rispondere, ma se il problema è il bisogno di certezza, nessuna risposta sarà definitiva.
Una direzione diversa
Il lavoro non consiste nel togliere ogni domanda, ma nel cambiare il modo in cui rispondi al dubbio. In terapia osserviamo quando cerchi rassicurazioni, cosa temi accadrebbe senza, quale sollievo ottieni e quale prezzo paghi nel lungo periodo.