Controllare sembra prudente
Controllare il corpo, rileggere più volte un messaggio, cercare informazioni o chiedere conferme può apparire ragionevole. In molti casi il controllo produce sollievo. Il problema nasce quando non serve più a gestire la realtà, ma diventa il modo principale per ridurre l’ansia.
La tranquillità ottenuta così tende a durare poco. Dopo la verifica compare una nuova possibilità: “E se non avessi controllato bene?”. Si crea allora il bisogno di ripetere l’azione.
La differenza tra informazione e garanzia
Una persona può aver bisogno di informazioni adeguate per prendere una decisione. La mente ansiosa, invece, spesso cerca qualcosa che nessuna informazione può offrire: una garanzia assoluta. Ogni risposta lascia una piccola quota di incertezza, che diventa immediatamente il nuovo centro dell’attenzione.
Questo vale anche per le rassicurazioni ricevute dagli altri. Sentirsi sostenuti è importante; dipendere da una conferma per poter continuare è diverso. Se la sicurezza arriva sempre dall’esterno, diventa più difficile scoprire di poter tollerare il dubbio.
Osservare la funzione del comportamento
Non serve classificare ogni controllo come sbagliato. È più utile domandarsi a cosa serve in quel momento. Sto verificando un dato necessario oppure sto cercando di eliminare immediatamente una sensazione? Questa azione mi aiuterà anche tra sei mesi o soltanto per i prossimi dieci minuti?
Ridurre un comportamento alla volta
Interrompere bruscamente tutte le strategie di sicurezza sarebbe poco realistico. Il lavoro può iniziare da un solo comportamento, scelto perché frequente e osservabile. Si sperimenta una risposta diversa e si verifica ciò che accade realmente, invece di affidarsi soltanto alle previsioni dell’ansia.
Lo scopo non è vivere senza prudenza. È recuperare la possibilità di scegliere quando controllare, invece di sentirsi obbligati a farlo.